Altra sequenza che vede il nostro ragazzone texano all'interno della misteriosa base.
Per testare la sua incredibile forza ed "energia" (vedi puntate precedenti: Inks Example ) non rimane che affidarne le cura all'originalissimo dottore un po' folle o alla dottoressa in mini gonna.
Se verrete fatti prigionieri e sottoposti ad esperimenti nella famigerata Area, lì incontrerete gente di tale levatura professionale.
Ma volete seriamente che spieghi la trama?
Per questo, ci pensa (non Rocco) ma Johnny...da San Quentin!
Ieri, su un canale satellitare della feltrinelli ho visto un docufilm su Picasso.
Fin qui niente di nuovo, visto che nel mio archivio-video possiedo rari documentari sull'artista catalano, assenti dalla rete e trasmessi ai tempi su raisat-art.
Quello che vorrei sottolineare era il perno su cui ruotava l'intera sceneggiatura.
Il ritrovamento di una mole di 120.000 pezzi fra quadri, disegni, stampe, ceramiche, sculture, etc.. che alla morte dell'artista, nel 1973, vennero catalogati e stimati.
Un vero tesoro per gli eredi, ma dal mio punto di vista, un "sacro rifugio" dove Picasso trovava appagamento e soddisfazione.
I vari studi delle meravigliose ville o castelli contenevano quello che l'artista aveva accumulato in una vita. Quindi, collezioni, opere di altri artisti, libri e oggetti di varia natura, che per la vorace vitalità e l'edonismo del soggetto, avevano sicuramente un grande potenziale affettivo.
Da questa considerazione, la mia riflessione su quello che ognuno di noi può aver visto, proprio di Picasso e quanto rimanga dentro, di tutto il potenziale rivoluzionario della sua opera.
In definitiva qual' è il tuo Picasso!
Se si guarda indietro e si fa mente locale sulle città europee visitate ogni museo Picasso lascia qualche segno particolare nella propria memoria.
Le grandi litografie o acqueforti sulla Tauromachia, viste a diciassette anni, presenti a Parigi e commentate dal prof. De Lisi come opere di grande virtuosismo tecnico e capacità di elaborazione. O la testa di toro formata da un sellino e manubrio di bicicletta.
Ma non erano questi i miei Picasso!
I meravigliosi costumi o scenografie realizzati per Djagilev, visti con Lia in una riproposizione dei Balletti Russi del Teatro Massimo di Palermo.
Pur avendo aspirazioni di scenografo, ancora non si riesce a trovare quella relazione empatica che ti fa mettere al di sopra di tutte le esperienze visive dell'autore, quel "tuo" Picasso.
Incredibile ma vero, pur nell'aver visto con grande coinvolgimento "Guernica" al Museo Reina Sofia a Madrid nel 1995, quell'azione rivoluzionaria, di stravolgimento, rimescolamento delle tue certezze e convinzioni, non te la fa sentire come "tua".
Quell'unica opera che mi ha fatto capire che si poteva scegliere l'arte come percorso di vita riguarda un "frammento" di piastrella che il nostro non ha gettato via e ha riutilizzato dipingendoci sopra. Si trova esposta in una teca del Museo Picasso della capitale francese.
Rigirandola e utilizzando un rigatino o tratteggio verticale, nelle scanalature a rilievo della parte posteriore, il maestro (perché così lo percepii allora) disegna un volto con le orbite ombreggiate.
Ancora adolescente quel frammento divenne il mio Picasso!
Roberto è un collega e amico che insegna inglese e francese alle scuole medie.
Dire che ne abbiamo passate tante, insieme e dire poco. E mi riferisco a quella trincea di guerra che sembra alle volte diventare la scuola media a Palermo.
Persona molto attenta alle dinamiche della scuola, potete seguire le sue lucide riflessioni nella sua pagina Facebook qui
Occupandosi di corsi di italiano per stranieri e di fonetica, ha pubblicato un saggio del quale ho realizzato l'intestazione grafica con photoshop.
Devo anche a questo ritratto del buon Michael Jackson, la possibilità di aver fatto per la prima (e l'ultima ) volta il ritrattista da strada.
Il foglio cm 35x50 faceva parte dell'allestimento di sei pannelli di cartoncino spesso cinque millimetri e a coppie di due, piegabili a mo di portafoglio, che in meno di cinque minuti venivano montati nel mio vecchio cavalletto smontabile e conservabile dentro uno zainetto da spalla.
Non che amassi particolarmente il il re del pop che nei novanta sembrava cambiare repentinamente genere e cifre stilistiche. Per conto mio in quegli anni esistevano solo gli U2 e qualche nuovo gruppo emergente come i Green Day, gli Oasis e altri.
Ma nella scelta espositiva e nel momento della realizzazione sono andato sul sicuro!
Valeria Marini, ancora accettabile dal punto di vista estetico, Totò in una delle sue ultime interpretazioni cinematografiche e l'oggi prematuramente defunto Michael.
In quegli anni mai avremmo pensato ad una uscita di scena come quella sua.
E se quella mia esperienza, dura, divertente ed emozionante mi ha cambiato facendomi abbandonare il nido, lo devo in parte anche a lui.
Onore al re!
Finalmente riesco a ritagliarmi un po di tempo e di spazio nel mio angolo.
Finiti gli esami e gli impegni scolastici mi fermo a gustarmi il libro dell'amico Enzo Barone con il quale svilupperemo altre idee e progetti.
Per il suo "La notte delle sedie volanti" mi ha coinvolto come grafico e illustratore.
E poi ho molto apprezzato la dedica!
Con il senno di poi e la giusta calma riesco a lasciare fuori dalla mia finestra tutti i problemi di un infausto "Kernel" che in questo periodo attanaglia i miei giorni.
Guardando come il forte vento di scirocco se li porta via voglio disegnare una guardia del desposta del mio fumetto Nuova Pannonia.
Per un nuovo ordine e una nuova misura delle cose!
Mi sembra doveroso concludere con un famoso pezzo del Duca (David Bowie) tratto dalla colonna sonora della Vita segreta di Walter Mitty.
Continua il Restyling dei primi canti dell'Inferno di Dante.
Totalmente reinterpretate le figure degli Ignavi.
A questi ultimi, incapaci in vita di prendere una decisione coerente e certa, come dannazione Dante fa seguire una insegna senza identità.
Dal canto mio penso che giudicare frettolosamente chi dimostra indecisione sia una palese forzatura e per dimostrarlo faccio indossare, contro la volonta dei Pusillanimi una sorta di copricapo che li rende cieci.
Da qui in poi non sapranno mai il loro destino e se il caso li allontana dall'eterna corsa verso un anonimo vessillo, potrebbero cadere drastiscamente e attraverso apposite pedane nel lago Acheronte dove ad attenderli con la sua famigerata Carretta ci sarà Caronte.
Nell'eseguire questa grande vignetta di una delle numerose tavole del Terzo Canto, inconsciamente ho citato "La Parabola dei ciechi" di Bruegel quasi ci fosse una similitune al fatto che la stoltezza può anche avere un buon proposito di fondo.