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mercoledì 18 marzo 2026
Relazioni
Ringrazio come una manosanta dal cielo tutti coloro che per un motivo o per un altro giudicano quello che faccio, privatamente come fumettista, illustratore, pittore, storyboard-artist, concept designer, animatore, grafico o pubblicamente come insegnante di discipline grafico-pittoriche, come un ideatore o creatore, incrivibile nella sofisticata dicitura di " QUATTRO MINCHIATE"...
...ancora grazie perchè oltre a conprovare l'inutile e inservibile confronto con chicchesia ti capiti accidentalmente nel tuo percorso, sapere che quelle puerili cose che grandi professionisti giudicano, in quanto poco artistiche, perchè figurative, caricaturali o proporzionate, costruite con quello che ognuno di noi reputa esteticamente il bello o una costruzione gradevole...ma soprattutto che in un modo o nell'altro, hanno determinato il tuo benessere familiare ed economico...dico sempre GRAZIE, perchè razionalmente ti fa pensare quanto mi interessi poco il giudizio altrui, come mi interessi poco tu che trovi il tempo per giudicarmi.
Si, tu...con la tua vita, le tue frustrazioni, i tuoi malesseri, le tue esperienze, consigli non richiesti, citazioni, lamentele...
Perchè nel calderone di chi accidentalmente incrocia la mia strada, poche e degne persone stimo.
La stragrande maggioranza mi è indifferente.
domenica 26 ottobre 2025
Framescritto del periodo Covid
25 Marzo 2020
Se proprio dovevo vivere una pandemia (e ne avrei fatto sicuramente e volentieri a meno...) meglio adesso e non quando vi fu la febbre spagnola. Quest'ultima sul finire della prima guerra mondiale non rese facile la vita alla popolazione mondiale, già ridotta come durata e aspettativa. Penso ai milioni di decessi di quel periodo frutto della scellerata scelta dei governi di non divulgarne subito i rischi e anche delle condizioni indigenti di un' Europa appena uscita dalla grande guerra. Di quella terribile pandemia agli inizi e nel periodo della mia formazione mi colpi sempre ritrovarmela in mezzo, o per essere più precisi alla fine delle biografie di alcuni dei miei artisti preferiti. Penso a Klimt e Schiele. Quest'ultimo del suo maestro realizza un espressivo ritratto funebre senza sapere che di lì a poco e a soli 28 anni lo avrebbe raggiunto. Per non parlare della moglie Edith che ne aspettava un figlio...
Sarà la triste pioggia di oggi, in mezzo ad una pandemia moderna che me li ha fatti ricordare.
lunedì 6 gennaio 2025
Laboratorio Woyzeck
Nel 2004 ho collaborato con il regista teatrale palermitano Claudio Collovà, per la realizzazione delle scene di un laboratorio propedeutico sull'opera di Georg Büchner.
L'idea del regista era improntata a far collaborare alle sue messe in scena giovani pittori, scultori e scenografi.
Spinto da una notevole voglia di sperimentare linguaggi visivi differenti mi lasciai coinvolgere, stimolato anche dalla suggestione di dover utilizzare le pitture di Francis Bacon come riferimento autoriale.
A seguire uno stralcio introduttivo del diario giornaliero tenuto in quei giorni.
E i primi bozzetti.
Nelle officine Ouragan, potevo riutilizzare dei scudi bifacciali rivestiti da lastre di zinco per ideare blocchi scenici che avrebbero ricordato le opere del pittore inglese.
Fra gli interventi più interessanti ricordo le ERINNI della tradizione classica: sculture fatte con materiali da riciclo come legno, cartone, acrilico, cera, etc...
Particolari di erinni dai trittici di Francis Bacon
I blocchi o unità sceniche composte dagli scudi, da un lato, nel quale è presente la superficie zincata sarebbe stata dipinta con dei rimandi baconiani; con frammenti dilatati di corpi e porzioni di costruzioni lineari prospettiche.
Dall'altro, la parte interna concava, con una precisa ricostruzione domestica di richiamo fortemente teatrale, sarebbe servita a ricreare l'atmosfera claustrofobica e ambientale del racconto di Buchner.
Accanto avrebbero trovato posto gli attori che in modalità diverse, avrebbero riconfigurato, con personali drammaturgie, le composizioni di Bacon.
Figura sdraiata-1969 Francis Bacon
venerdì 13 dicembre 2024
Zibaldone Facebookiano 20
Cimelio dell'era covid...ma anche della mancanza di senso pratico ed estetico.
Ne ho visti una cinquantina nella scuola media dove recentemente ho fatto orientamento.
Realizzati per il distanziamento, dureranno il tempo giusto per una rottamazione senza riciclo o ripristino; senza che nessun collezionista di oggetti di design, possa desiderare di conservarne uno.
Sedendoti, assicuro che vien voglia di tornare alle sedute in legno che sapientemente abbiamo gettato in stracolme discariche...
Tante volte il nostro livello di empatia ci fa soprassedere su atteggiamenti sbagliati, deragliamenti caratteriali, scelte non condivise...
Il problema di fondo però che pur riconoscendo dei limiti plateali nell'altro, motivati da un uso di pillole rosse per i giorni dispari e blu per i giorni pari (...e non mi riferisco a Matrix), quando razionalmente devi rompere i coglioni...
...io te ce manno!
Pediluvio con Dylan...Ghost Hotel.
Ora al netto delle due proposte, entrambe presentate a Lucca ed entrambe ristampe, questa più economica, più accessibile e meno esclusiva, per me ha il valore aggiunto di una cover inedita.
L'altra no!
Non mi straccerò le vesti perchè l'altra manca alla mia collezione, all'interno della quale ho tali rarità da fare impallidire la cover nera.
Come mangerò sempre con gusto una buona pizza margherita che non sia quella di Briatore. 😁
Grazie a Comix Green
Il terrore negli occhi di chi si trova davanti un fantasista, non si può descrivere se non in quell'insieme di imprevedibilità, ribaltamento delle regole, ricostruzione di nuovi parametri e velocità sovraumana d'azione.
La fatica di chi elabora creativamente non si può paragonare alla frustrazione di chi ha ragionato in termini convenzionali, statici e sclerotici; con regole e parametri che la società impone inscrivendo il genio dentro una forma chiusa, come la definiva Kafka.
Un fantasista generalmente lo atterri pensando che sia l'unica soluzione utile per fermarlo, dimostrando solamente che non ha mai ragione la forza ma la perseveranza di chi si rialza e troverà nuove strategie per non essere nuovamente atterrato.
Avere spazi verdi "PUBBLICI" aperti alla cittadinanza è di un'importanza vitale.
A Nantes, in Bretagna, in questo giardino, in stile giapponese che si chiama Ile de Versailles, si ha la possibilità di rilassarsi, leggere, disegnare e trovare serenamente pace, soprattutto dopo il lavoro.
Qui, dalla centoseiesima città italiana che non spicca per qualità della vita, dove arrivare primi in qualsiasi graduatoria cittadina, significa essere "centoseiesimi" a livello nazionale (per non parlare di quello europeo) ci sono spazi e aree verdi, private e a pagamento, dove spinti più che altro da curiosità, in quell'unica volta che si avrà voglia di visitarli (così almeno è per me...), trovi deliranti parcheggi abusivi privi di qualsiasi norma sulla sicurezza e poi aree verdi irrisorie, probabilmente ricavate sopra delle discariche di materiale edile interrato, affollate fino all'inverosimile e in piena baraonda e casino da gregge, contento di essere stato in un posto esclusivo e a pagamento.
giovedì 21 novembre 2024
Frame 0
Scusate la lunghezza.
Mi hanno molto colpito, qualche anno fa, le ultime parole di Piero Angela, lette al suo funerale, dal figlio Alberto che sulla massima leonardesca e ricalcandone i contenuti, manifestavano l'accettazione della morte come parte integrante della vita; una sua conseguenza naturale, nel caso in cui, dopo una dignitosa vecchiaia, ci si spenga senza rimpianti e coscienti di un percorso esistenziale ben speso.
La mia riflessione, però, va oltre questo ricordo; vuole concentrarsi sulla paura e su cosa si prova nel momento del trapasso.
Su quel preciso stato terminale di rassegnazione accettata e quell'ultimo guizzo di lucidità e ancoramento alla vita che ti fa spalancare gli occhi sembrando di provare un sentimento di paura.
Penso, forse cinicamente che nessuno è esente dalla paura e che tutti proveremo questo sentimento...compreso, quando è successo a lui, il nostro Piero Angela.
Penso anche, a metà del mio percorso che è pur vero che vanno distinte la paura dal terrore.
La prima con molta probabilità la proveremo tutti , il secondo, lo proveranno solo gli stronzi o coloro i quali si sono sempre prodigati a giudicare gli altri, a ferirli e razionalmente a provocare dolore.
Non ci protrà essere remissione sedativa: perchè se sei stato coscientemente una merda, per tutta la vita, il passaggio sarà ancora più inaccettabile; il terrore sarà ancora più materiale e concreto.
Quindi perchè pensare a questo, quando sei nel fiore degli anni e senti, nella maggior parte dei casi e soprattutto nelle relazioni, di comportarti il più delle volte bene e senza oggettivamente fare troppi danni?
Perchè il più delle volte si fa e facciamo del male inconsapevolmente quando ci relazioniamo e senza volerlo, in uno stato di incoscienza distratta, del quale però in una forma o nell'altra, dovremo rendere conto e del quale ci accorgeremo nel momento finale.
Come in una seduta di ipnosi psichiatrica che farà venire tutto a galla.
A seguire Josef Albers
martedì 3 settembre 2024
Barcelona-Sagrada Familia-1995
Una vita fa.
Quasi trent'anni.
Fa un certo effetto.
Quando hai ventidue anni e intraprendi i primi viaggi fuori dal nido familiare e ogni giorno è una costruzione articolata per la vita.
A seguire alcune pagine del mio ingenuo diario di allora. Pieno zeppo di considerazioni a tratti convenzionali ma perfettamente in linea con quel ragazzo che ero.
Con mia grande sorpresa ho ritrovato il ticket di ingresso di quello che allora era il cantiere della cattedrale catalana di Gaudì.
Una porzione che comprendeva la facciata originale dei primi del novecento, di uno dei due lati del transetto e la più recente porzione degli anni '70.
Il resto che oggi è visibile in tutta la sua magnificenza, prima era inesistente.
I disegni che realizzai sul posto, quelli non li reputo ingenui.
Perchè se per altre cose ero acerbo, nel disegno non mi sono mai accontentato di un segno canonico e realistico.
Queste chine, sono il frutto di una vorace analisi e rielaborazione della Secessione viennese, di klimt e Schiele e tanto di quello che mi tormentava da ragazzo.
Nel segno quasi a linea chiara un esplicito e dichiarato amore per la nona arte: Moebius in particolare.
Sono una delle più belle esperienze di maturazione artistica che ho fatto in viaggio.
Non avevamo molto denaro e l'aver scelto tra un pasto e il biglietto d'ingresso alla cattedrale, la dice lunga su che tipo di ragazzi eravamo nella metà degli anni '90.
Non mi sono mai pentito di quella scelta.
Alcuni di questi li finivo di elaborare quando ci recavamo in ostello, dove dormivamo quelle poche ore a notte.
E poi la scrittura.
Come ho detto a tratti un pò scontata ma sicuramente aperta a quel vorticoso abbracciare le esperienze nuove e il voler registrare quelle strane emozioni che facilmente si possono ricondurre al concetto di libertà.
A seguire un esempio di quella sensazione provata in cima ad una delle torri , dopo un estenuante percorso di gradini a chiocciola che sembravano non finire mai.
Tornato sul posto e con Lia, nel 2006, il poter arrivare in quel punto era assolutamente vietato.
"Ricordo...ricordo la vertigine suprema balenarmi addosso, come ventate di raffiche in circolo passanti dai tre soli.
Ricordo il rimpicciolirsi delle visioni e il poggiare stanco della membra delle mie mani sulla pietra dura, bugnata, ruvida e umida dal vento...
Ricordo la pace suprema della mia vista non più annebbiata dal fumo imperante, ma limpida come la trasparenza del cielo...e ricordo infine la sazietà di uno stomaco digiuno sopraffatto da mille e più odori, sapori riconoscibili..."
19 Settembre 1995
E' importante aggiungere che questo viaggio è stato bello anche per le persone che erano con me, gli amici di allora e di oggi che ti spronano a metterti in discussione e ad uscire dal guscio.
Insieme ci eravamo prodigati, qualche mese prima a trovare i fondi di quel viaggio, facendo i ritrattisti e caricaturisti da strada, in quel di San Vito Lo Capo, vicino Trapani.
Io ero un ragazzo pieno di incertezze e insicurezze, forse un pò come sono adesso ma in egual proporzione anche sicuro di quello che desideravo di più al mondo: scoprire la bellezza che mi circonda, farne tesoro e nei limiti del possibile, cercare di trattenerla in delle forme di linguaggio, visivo più che verbale che mi davano totale appagamento.
venerdì 26 luglio 2024
Campo di grano con i corvi
Esattamente un anno fa.
Scritto dopo aver visitato il Museo Van Gogh e dopo aver ricevuto le tristissime notizie da casa...dei soliti incendi dolosi, dovuti e con il favore delle alte temperature.
Mentre visitiamo l'ala espositiva delle opere del periodo di Auvers-sur-Oise, racconto a Sofia dello stato di salute di Vincent, della sua relazione con gli altri in generale (e in particolare con Paul Gauguin) e dei gesti di rabbia incontenibili che porteranno verso quella linea di orizzonte del campo di grano con i corvi.
Lei all'aperto, nei parchi e non solo, nota incuriosita come ce ne siano tanti, in giro, di uccellaci del genere e in viso si intristisce pensando a come tanta passione per il colore contrastante e vitale del pittore, prima o poi, porti verso quel vuoto assoluto del nero, sopra l'azzurro brillante del cielo, di quel bellissimo campo di grano.
Le vorrei dire di non pensare a casa.
Mi sembra inutile rattristarla con quello che ci arriva dalle notizie trite e ripetute, puntualmente ad ogni estate.
Forse perchè quelli sono i miei di corvi neri all'orizzonte.
A seguire una foto fatta a Zaanse Schans.
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